Dentro angoli di stanze mute
corrente di vita si schianta su porte dipinte;
notte e giorno si inseguono
attraverso la polvere del tempo
Io mi accorgo di te che passi e taci
foglia d'edera abbarbicata
tra le pareti dell'anima...
...il mio orgoglio fatto di lacrime e spade
d'improvviso nuota vigoroso nel sangue
e divina luce muore nell'eclissi di rabbia...
...nell'infinito e prezioso istante di un “ti amo”
conoscersi è luce improvvisa della fine
e quando una debole lacrima solca il viso
davanti non più tu ed io che inseguo
ma strade vuote d'asfalto grigio
Dietro invece,
dove già i miei passi furono
vive solitario il giardino
dove per te avrei raccolto fiori.
(M. Candido )
Scrivere, soprattutto quando è poesia, non è un passatempo tantomeno si può decidere di scriverla. Quando è poesia, nasce dall'esigenza irrefrenabile di espellerla dalle proprie viscere. La poesia è prima di tutto liberazione, sfogo, visione. Scrivere una poesia è raccogliere per la via il sangue versato ed evitare che sia andato perso invano. Scrivere una poesia è delirio e passione. Scrivere una poesia è affidare alle mani, direttamente guidate dall'anima, il compito di guidare una penna.
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